L’incontro con Remmert, Ricci e Roveredo, Premi Selezione Ceppo Racconto

Articolo n.14

Venerdì 09 marzo 2018 presso la libreria Lo Spazio di via dell’Ospizio si è tenuto il tanto atteso incontro di noi blogger con i tre finalisti del Premio Ceppo Racconto: Enrico Remmert, Luca Ricci e Pino Roveredo.

09.03

Amerighi Andrea, Bazzocchi Francesca, Calistri Francesca, Gradi Veronica,Rodrigues Fernanda, Rosadini Lorenzo e Sali Mariachiara.

Oltre a stabilire un contatto tra alunni e scrittori, l’altro scopo di questo incontro era premiare le nostre migliori recensioni scritte a uno dei racconti contenuti in uno dei tre libri: “La Guerra dei Murazzi” (Marsilio), “I difetti fondamentali” ( Rizzoli) e  “Mastica e Sputa” (Bompiani).

Eravamo tesi, ma allo stesso tempo emozionati. La tensione è salita man mano che Paolo Fabrizio Iacuzzi, direttore artistico del Premio e nostro tutor esterno, ha iniziato a chiamare il nome dei vincitori, che hanno ottenuto grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia dei buoni libri da spendere alla Libreria Spazio di Via dell’Ospizio.

La prima è stata Francesca Bazzocchi per la recensione al primo racconto di Enrico Remmert; dopo aver letto parte della recensione, Francesca ha rivolto la domanda all’autore.

Bazzocchi: “Il primo racconto, che dà il titolo all’opera è l’unico in cui a narrare la storia è una donna, Manu; ed è anche quello con lo stile più sperimentale e dove ho trovato più digressioni, riferimenti al passato e riflessioni personali, creando un ritmo piuttosto stimolante: come mai nei racconti successivi ha preferito uno stile più “canonico” e conforme alla regola?”

Remmert: “La scelta della voce narrante è del tutto spontanea. Avevo già utilizzato la voce di Manu in un altro libro “Seconda di copertina” e mi era piaciuta molto. Ad ogni modo, ho sempre fatto leggere i racconti con voce narrante femminile a delle donne prima di pubblicarli.”

La seconda domanda è stata rivolta a Luca Ricci dalla vincitrice Veronica Gradi.

Gradi: “[…] scrivere già di per sé era un’attività narcisistica. In chi scrive, a torto o ragione, c’era sempre un sottinteso: la pretesa che le proprie cose valessero la pena di essere lette”. Lei, facendo dire al Velleitario, nell’omonimo racconto, questa frase, si ritiene un intellettuale di professione, che scrive per piacere al pubblico, o sono anche motivi soggettivi quali per esempio la passione ad averla spinta ad intraprendere questa carriera?”

Ricci: “Spero vivamente che sia solo per passione, la letteratura dovrebbe essere un mezzo e non un fine. La scrittura è un lavoro impalpabile, dove si incontrano l’arte e il corpo.”

In seguito ha preso parola Mariachiara Sali, che ha scritto la recensione sul racconto “Tutto a posto” di Pino Roveredo.

Sali: “Nella lettura del libro emerge una profonda consapevolezza della sofferenza che può segnare la vita di un uomo, tema che caratterizza anche le canzoni di Fabrizio de André dal quale sembra aver tratto grande ispirazione. Quest’ultimo aveva un rapporto molto particolare con la religione, nonostante avesse dei valori molto cristiani, a favore di coloro che sono ai margini della società. Lei che rapporto ha con la religione? È credente? Se sì, come spiega la conciliazione tra l’esistenza di un Dio e tutte le ingiustizie del mondo che ha voluto affrontare nel suo libro?”

Roveredo: “Ho avuto un rapporto con Dio abbastanza costretto, perché dovevo vivere in un istituto dove la religione era imposta. Quando finalmente sono riuscito ad uscirne, ho provato un grande rifiuto nei confronti della religione e volevo sperimentare la mia libertà, che mi ha portato ad affrontare situazioni spiacevoli. Questa esperienza ha influenzato la mia scrittura e i miei personaggi.”

Dopodiché è stata premiata Fernanda Rodrigues che ha posto la sua domanda a Remmert.

Rodrigues: “[…] e mentre io guardo la tua pace, dorme quello spirto guerrier ch’entro mi rugge. La sera e la notte vengono viste da molti poeti come quei momenti di riposo e di quiete che anticipano il sapore della pace eterna situata nella morte. Questo fattore benefico e risanatore viene sottolineato anche da Foscolo nei versi sopracitati. Nella guerra dei Murazzi, tuttavia, è possibile individuare un’ulteriore visione, nella quale la notte fa da panorama alle decisioni più importanti dei personaggi. In genere, però, le azioni fondamentali allo sviluppo della trama di un’opera si concentrano soprattutto all’inizio della giornata, poiché danno più probabilità e dinamicità al personaggio, il quale può cambiare più volte atteggiamento. Perché invece nel libro la notte svolge un ruolo di tal importanza? Sono la pluralità di pensieri e riflessioni o la maggior libertà di esprimere i propri sentimenti a renderla particolare?”

Remmert: “Credo che siano altri argomenti che li accomunano per esempio l’immigrazione, come hai fatto riferimento nella tua recensione. Un altro elemento che ricorre è la violenza, ma sia questa che la notte non erano temi intenzionali.”

Successivamente Francesca Calistri, penultima vincitrice, si è rivolta a Ricci.

Calistri: “Nella sua raccolta emergono tante figure di scrittori, apparentemente molto diversi, ma accomunati da una serie di caratteristiche quali l’amore, la speranza, la follia… Quanto c’è di autobiografico in ciascuno dei racconti? C’è uno scrittore con il quale si identifica di più o tutti, in qualche modo, rispecchiano parte del suo carattere?”

Ricci: “L’affittacamere non è un vero difetto, ma un cappio al collo che lo porta a perdere l’opportunità di diventare famoso. Per il suo atteggiamento narcisistico, il protagonista consegna al critico una letterina d’amore di quando aveva sette anni invece del suo manoscritto, negandogli la possibilità di giudicarlo.”

Infine, ma non per minore importanza è stata riconosciuta la recensione di Andrea Amerighi. La sua domanda era per Roveredo. E con il suo bellissimo intervento si è chiuso l’incontro.

Amerighi: “Attimi che scuotono il sonno della memoria, bagaglio della mente che non ha più voglia di rammentare, ricordare, ma solo di riposare. Una memoria che da anni gira dentro una volontà di suicidio, cercando di ammazzare […] quelle possibili trappole che la potrebbero far scivolare dentro l’angoscia atroce di un tempo maledettamente e straordinariamente felice.”, così lei scrive nel racconto “Mastica e sputa” tratto dall’omonimo libro. La memoria è quindi un elemento che caratterizza e lega la stragrande maggioranza dei racconti che compongono questa raccolta: perché il ricordo è sempre legato a momenti di sofferenza e di infelicità determinati dalla realtà senza scrupoli che ci circonda, provocando così un senso di malinconia nel cuore del lettore?”

Roveredo: “Potrà sembrare una scemenza, ma preferisco essere volutamente infelice per poter cercare continuamente la felicità. Mi definisco un autista di parole che poi guida sulla carta.”

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...